Genitori, figli e omosessualità

Genitori, figli e omosessualità

  • di Ofelia Panico
Amo in te l'avventura della nave che va verso il polo, amo in te l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte, amo in te le cose lontane amo in te l'impossibile. Nazim Hikmet

Genitori, figli e omosessualità

La mia esperienza clinica e di vita mi spinge ad oggi a dare voce e spazio ad alcune tematiche importanti e fondamentali che riguardano la società civile, anche alla luce dei cambiamenti socio culturali a cui stiamo assistendo negli ultimi tempi. 

Spesso si sente parlare di popolo LGBTQ ma molto poco viene proposto  in psicoterapia e i modelli di riferimento  che vengono utilizzati non risultano quelli più appropriati. Mi chiedo quanti genitori oggi sono in conflitto dovendo fare i conti con la propria omofobia interiorizzata e favorire in processo di definizione di sé in un figlio /a omosessuale o lesbica.

E' noto a tutti che l 'adolescenza è una fase della vita molto delicata, i ragazzi e le ragazze sono chiamati a raggiungere diversi compiti evolutivi come  l'autonomia, accettare la propria immagine corporea, sviluppare un'identità sociale, costruire un proprio sistema di valori, definire obiettivi specifici a medio termine, imparare a mediare tra la partecipazione  nel gruppo e i propri spazi personali ed infine integrare la sessualità nell'immagine di sé e avere le prime esperienze amorose. 

I dati suggeriscono che almeno il 5%-10% di adolescenti sono gay o lesbiche, questi ragazzi vivono questa fase di vita in profonda solitudine e in maniera molto più complicata e contorta la definizione di sé.  Il senso di solitudine e la vergogna li portano a restare più isolati e a comunicare meno con le famiglie e con i pari. Ogni tanto si legge su qualche giornale notizie di ragazzi che muoiono suicidi, il rischio è doppio in adolescenti gay. Tra i fattori di rischio ci sono l'ambiente socio culturale, le discriminazioni tra pari, sentimenti di disgusto verso sé stessi e stati depressivi. Un importante fattore di rischio è l'accettazione all'interno del nucleo familiare, fattore che diviene protettivo quando vi è un buon rapporto tra genitori e figlio/a.

La nostra società è pervasa da  messaggi omofobi sociali, basta pensare alle pubblicità di profumi, auto, ecc., che rinforzano un'idea fortemente eterosessuale escludendo la possibilità di comportamenti e orientamenti sessuali differenti. Un genitore che osserva in un figlio un interesse sessuale  verso uno dello stesso sesso può percepirlo  come innaturale,  immorale e / o pericoloso, come una forma di perversione. Tali percezioni possono portare i genitori a sperimentare sentimenti di vergogna, di colpa,  disgusto , imbarazzo che, a loro volta, possono indurre a una serie di comportamenti come  il rifiuto, la disapprovazione, le minacce, le umiliazioni, gli abusi, la violenza fino ad arrivare a cacciare il figlio/a adolescente da casa. Quando i genitori sono rifiutanti e invalidanti rispetto  all'orientamento sessuale del loro adolescente, il messaggio che arriva all'adolescente è che c'è qualcosa di sbagliato in lui/lei. Tale messaggio, rimandato dalle persone più importanti e di riferimento per l'adolescente, può esacerbare il senso di disgusto di sé, la depressione e la disperazione che sono fattori tutti  altamente correlati al suicidio come soluzione. Dall'altra parte la coesione familiare sembra proteggere i giovani GLB, infatti gli adolescenti che riportano alti livelli di supporto e un buon livello di comunicazione con i genitori,  una buona relazione con loro presentano un minor numero di sintomi di disagio psicologico e minore ideazione suicidaria. I ragazzi/e si sentono accettati e validati.

L'American Psychological Association (APA) ha messo a punto linee guida per la  Psicoterapia con pazienti Lesbiche, Gay, Bisessuali. Queste linee guida sottolineano l'importanza di comprendere che l'omosessualità non è una malattia mentale ed educare i terapisti a riconoscere i propri potenziali errori. I terapeuti devono comprendere e considerare  gli aspetti che si riscontrano per i clienti GLB quali: il rifiuto, la discriminazione e le molestie a causa dello stato GLB;  l'omofobia interiorizzata, la colpa e  la vergogna. In aggiunta, i terapeuti devono comprendere la relazione tra questi aspetti e i sintomi psicologici come ansia e depressione; accompagnare il paziente nel processo di "coming out" e l'impatto che ciò ha  sul lavoro, tra i pari e nelle relazioni familiari. Queste linee guida forniscono una base essenziale di riferimento per il lavoro con i clienti GLB ma diventa necessario includere obiettivi specifici di trattamento, e strategie di intervento specifiche  e di individuare i meccanismi alla base della sintomatologia.

Un approccio psicoterapeutico integrato come la schema therapy  può ridurre il sintomo depressivo e ansioso lavorare sulle parti del sé per ridurre la critica interna e l'omofobia interiorizzata. Il conflitto familiare può  essere affrontato con l'obiettivo di sostenere l'adolescente nel processo di identificazione della propria omosessualità.

Alla domanda comune in questa fase di vita del "chi sono" il ragazzo/a va affiancato in un processo di accettazione della propria omosessualità, poiché in alternativa si rischia che si avvii un processo di negazione e di rifiuto che potrebbero portare all'isolamento e all'alienazione. L'obiettivo principale è l'integrazione dell'essere gay o lesbica come un'aspetto del proprio Sè e non ritenerlo identificativo della propria identità. 

 

 


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Dott.ssa Ofelia Panico - Psicologo e Psicoterapeuta

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Ultima modifica: 14/03/2016

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