L’ansia: la malattia del pensare

L’ansia: la malattia del pensare

  • di Ofelia Panico

Psicologo Ansia Latina

...Come previsto, crisi d’ansia. L’ansia si distingue dalla tristezza, dalla preoccupazione, dalla malinconia, dall’inquietudine, dalla paura o dalla rabbia per il fatto di essere priva di oggetto. Un puro stato nervoso dalle conseguenze fisiche immediate: oppressione al petto, fiato corto, nervosismo, goffaggine (rotta una tazza preparando la colazione), accessi di rabbia dei quali può fare le spese il primo venuto, imprecazioni soffocate che ti avvelenano il sangue, nessun desiderio  e i pensieri corti come il fiato . Impossibile concentrarsi, disperazione assoluta, accenno di frasi, accenni di riflessioni, niente arriva fino in fondo, tutto rimbalza verso l’interno, l’ansia rimanda sempre al cuore dell’ansia… così D. Pennac descrive in modo personale e geniale l’ansia del protagonista della sua storia.

Ma che cos’è l’ansia?

La maggior parte dei ricercatori concordano nel distinguere la PAURA come reazione ad un pericolo fisico reale e immediato (ad es, vedo una macchina che corre ad alta velocità e mi affretto ad attraversare la strada per mettermi in sicurezza) dall’ANSIA che è uno stato d’animo nel quale ci si sente agitati rispetto ad un qualcosa che forse accadrà (es. prendo la macchina ma sono agitato perché temo di fare un incidente).

In letteratura l’ansia è un fenomeno che comprende tre processi interponessi fra loro:

  • fisiologico legato alle sensazioni corporee
  • cognitivo che si manifesta attraverso scenari catastrofici e disastrosi
  • comportamentale che consiste in una serie di comportamenti di evitamento di situazioni sgradevoli e protettivi come uscire sempre accompagnati o con l’ansiolitico.

Cercando tra le tante definizioni fornite in letteratura troviamo quella di Beck (1985) che asseriva che le persone affette da ansia presumono di essere generalmente incapaci di affrontare gli eventi e valutano una moltitudine di situazioni come minacciose.
Ma quanti di noi sperimentano situazioni analoghe a quelle descritte da Pennac? Possiamo partire dalle caratteristiche somatiche che accompagnano l’esperienza ansiosa di un individuo per giungere agli stati mentali e agli scenari catastrofici descritti da Beck.

L’ansia è un’esperienza che può significativamente segnare un solco nel corso della nostra esistenza e condizionare significativamente le scelte sia fondamentali come scuola, lavoro, relazioni,  ma anche quelle  di ordine quotidiano. La nostra mente possiede una vita propria e una tendenza alla pianificazione provocando ansia quando immaginiamo lo scenario doloroso.  Quando guardiamo il nostro futuro spesso siamo pervasi da idee su come le cose potrebbero andare male: potremmo ammalarci, perdere il lavoro, sprecare i nostri soldi, essere rifiutati, l’elenco potrebbe continuare, ma tutto questo attiva la nostra risposta di fuga e ci mette in uno stato di continua emergenza e quindi in uno stato di ansia constante.

I sintomi dell'ansia

Molto spesso nella storia di vita dei nostri pazienti ritroviamo un periodo dell’infanzia durante il quale non riuscivano a separarsi dalla mamma ad esempio nei primi giorni di scuola, che non hanno frequentato la materna, che rimanevano in classe solitari e silenziosi e che con una grande fatica affrontavano le loro interrogazioni e le situazioni sociali nel gruppo di pari. Persone adulte o giovani adulti che  arrivano in terapia a seguito di un attacco di panico  o di uno stato di ansia generalizzata, ma che raccontano la loro storia colorita dal un unica tonalità: la paura. 

Dietro il sintomo in  terapia emergeranno tematiche relative all’autonomia vs indipendenza, il sistema di valori personale di riferimento, affermazione ed espressione di se stessi, paura di essere abbandonati da persone significative. Ognuno porterà assieme al disturbo d’ansia una storia personale nella quale si andranno a individuare le tematiche che l’hanno reso nel tempo più vulnerabile all’ansia, all’idea che il pericolo si nasconde dietro l’angolo, là sempre in agguato.

Alcuni pazienti nella loro richiesta di aiuto desiderano una risoluzione immediata dei sintomi somatici insonnia, tachicardia, sudorazione, gastrointestinali ecc. che impediscono una vita serena.  Le giornate sembrano scandite dai vari malesseri fisici e dal desiderio di liberarsi dai pensieri disfunzionali che l’accompagnano come la possibilità di impazzire, la volontà di mantenere il controllo sui propri pensieri e sulle relazioni, gli scenari anticipatori sempre più catastrofici che diventano i fattori scatenante di palpitazioni, sudorazioni e che talvolta innescano veri e propri stati di panico e che diventano un circolo vizioso difficile da interrompere.

Obiettivo della terapia per vincere l'ansia

L’obiettivo della terapia diventa in prima battuta offrire strumenti per affrontare le convinzioni negative e le preoccupazioni che generano gli stati ansiosi in modo da sostituire i pensieri controproducenti con pensieri più razionali e imparare a considerare i pensieri come tali, e non come fatti, come eventi passeggeri come lo sono le nuvole nel cielo. Parte della terapia avrà come scopo il cambiamento di alcuni coping come ad esempio gli evitamenti esperenziali o di situazioni specifiche sviluppati nel tempo al fine di ridurre gli stati d’ansia e la riduzione dei comportamenti protettivi.

Nel corso della terapia spesso diventa  necessario lavorare sulle reazioni emotive attuali partendo da esperienze passate che hanno generato uno schema di vulnerabilità a fronte del quale la persona ha adottato una serie di comportamenti automatici per gestire le differenti situazioni critiche. Andare a rivisitare tali esperienze può diventare la strada maestra per  vivere una vita piena, soddisfacente e ricca  e per migliorare la capacità di sentire tutte e emozioni, accettare i pensieri e tollerare l’ansia anziché combatterla.

Dott.ssa Ofelia Panico
Psicologa Psicoterapeuta Latina


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Ultima modifica: 14/03/2016

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